Blitz leghista nel campo nomadi

«Noi andremo
avanti». Lo commenta il sindaco Massimo Cacciari dopo il
blitz mercoledì 4 al campo nomadi di Favaro Veneto. Organizzata
dalla Lega Nord la protesta contro il nuovo progetto del comune che consiste nel costruire un piccolo villaggio in
via Vallenari per ospitare i sinti veneziani.  Alla protesta ha
partecipato anche il deputato della Lega Nord Corrado Callegari, in prima
fila. Una sessantina di persone, soprattutto leghisti, ha
bloccato la via d’accesso all’area dove sorgerà il villaggio dei sinti.

Saranno presto costruite trentotto
case prefabbricate in cemento, ciascuna di 45 metri quadrati, con
servizi igienici e cucina. Accanto ci sarà il posto per la roulotte.
Nelle scorse settimane la giunta ha approvato il finanziamento di due
milioni e ottocentomila euro per i lavori del nuovo villaggio. I primi
lavori a partire riguardano le infrastrutture, comprese le fognature. I
più attivi contro il nuovo villaggio, oltre alla Lega, sono quelli del
comitato «No i campi nomadi nei centri abitati» La
settimana scorsa hanno inscenato un’altra protesta dove hanno
partecipato anche esponenti del Pdl e di Progetto nordest. Ma a dar man
forte ai manifestanti mestrini sono giunti anche molto trevigiani. Molti abitanti mestrini non sono affatto convinti di voler
vedere «lo sceriffo» di Treviso trasferito in zona. Anzi, riassume bene
la signora Sandra titolare di un bar nella zona di via San Donà. «Ma
quali sceriffi – sbotta – qui abbiamo bisogno di politiche sociali per
tutti». Intanto la Lega ha detto che valuterà se presentare un esposto
alla procura della repubblica contro il progetto perché una signora
della zona ha esibito un atto notarile da cui risulterebbe il suo
diritto alla «servitù di passaggio» sul terreno destinato al campo.

«Personalmente – ha continuato – tenterò tutte le vie possibili per
bloccare la realizzazione di quest’opera». L’opera è il nuovo villaggio
dei sinti, «non nomadi – come precisa il sindaco – perché i sinti che
andranno ad abitare nel complesso sono tutti cittadini veneziani di
seconda e anche di terza generazione. I loro bambini vanno a scuola a
Venezia, i sinti lavorano regolarmente in città, molti nella raccolta
di ferro per Veritas, pagano le tasse e votano».

 

 

 

fonti: "il manifesto" 

 

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